Premi e riconoscimenti

Beatrice Signorini, iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza dell'Università di Parma, è risultata vincitrice del terzo premio nel Concorso Nazionale Rotary «La Corruzione ci ruba il futuro. Un freno per lo sviluppo, un danno per tutti», indetto dalla Commissione Legalità e Cultura dell'Etica nata in seno al Distretto 2080, e rivolto a Scuole e Università. La premiazione ha avuto luogo a Roma, il 24 Marzo 2017, presso il Comando Generale della Guardia di Finanza, nel Salone d'Onore Caserma Gen. B. Sante Laria. Qui il racconto della sua esperienza.

RACCONTO DI UN PREMIO

di Beatrice Signorini

 

Tre premi, in tre anni consecutivi: due primi posti, e un terzo posto. Eppure, anche oggi torno dalla mia esperienza di premiazione nella Capitale, onorata e stupita dell’importante risultato. La Commissione Legalità e Cultura dell'Etica (nata in seno al Distretto Rotary 2080) bandisce  questo Concorso Nazionale, rivolto alle Scuole e alle Università, variando il tema di anno in anno. Quest'anno il tema scelto è stato «La corruzione ci ruba il futuro. Un freno per lo sviluppo, un danno per tutti». Sono intervenute alla premiazione molte Autorità, tra le quali il Dott. Raffaele Cantone, Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, e l'Avv. Antonio Di Pietro, che ha cercato di spiegare cosa sia stato, davvero, quel fenomeno noto come «Tangentopoli».

Io sono Beatrice Signorini, una studentessa, come molti di voi, iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza dell'Università di Parma, al quale ora desidero rivolgere il mio ringraziamento. Ritengo di aver vinto questi concorsi anche grazie ai mezzi fornitimi dal Diritto.

Sono ormai alla fine del mio ciclo universitario e potrei esprimere molti concetti, però, mi limiterò a sottolineare qualcosa in cui credo davvero. Chi studia in questo Corso di Laurea ha il privilegio di conoscere come la nostra società sia strutturata. Quali siano le regole per il suo funzionamento e, quindi, anche ciò che, con il progredire dei tempi, occorra cambiare o trasformare. Il nostro è uno studio che va al di là del Diritto stesso, perché tocca ogni àmbito della realtà. Certo, questa è una consapevolezza che, col tempo, può diventare anche onerosa, ma è una responsabilità che abbiamo tutti il dovere di onorare; qualsiasi sarà la carriera intrapresa da ognuno di noi dopo la Laurea. Ciò che impariamo diventa pratico ogni giorno, mentre affrontiamo quelle situazioni quotidiane, che per noi non sono più solo un costume sociale: anche il prendere un caffè - per portare un esempio banale, ma, credo, efficace -, diventa il più semplice dei contratti, perché ogni persona, bene o situazione, per chi studi nel Corso di Giurisprudenza, acquista un significato diverso. A me, permette di vedere la realtà in modo più nitido, e di vedere addirittura oltre la realtà di ciò che appare.

Mi sento ogni volta arricchita dai dibattiti che precedono queste giornate di premiazione. Ogni relatore ha invitato, noi giovani presenti in sala, a credere sempre di poter fare la differenza. E io a questo, appunto, voglio prestare fede. Non è vero che il singolo non possa determinare nulla. Quanto alla corruzione, il singolo non ha il potere di risolvere la situazione, ma di certo ha la possibilità di scuoterla. La mia scossa, unita alla tua e a quella di chi segue te, alla fine, provocherà un terremoto. Qualcosa, alla fine, avremo cambiato. Non areniamoci. Cerchiamo di non cedere al qualunquismo e allo stato dei fatti. Si abbia, noi, il coraggio di provarci e crederci. Soprattutto noi, Studenti e Laureandi in Giurisprudenza. Prendiamoci la responsabilità, che ciò che studiamo comporta. Riappropriamoci del nostro futuro, perché quello lasciatoci in dote va capito, per essere, a volte, ricostruito.

 Ad maiora, semper!